GRANDI
TREKKING
"CAMMINO
LEUCADENSE"
(La
Via dei Pellegrini)
Realizzato
da Antonio Adamo - I° edizione I-XI-1997
L' itinerario
proposto è una particolare percorrenza del
Basso Salento lungo la via del cosiddetto "Cammino
Leucadense", il percorso , cioè, che i
pellegrini in passato, percorrevano per raggiungere
il santuario della Madonna di Finibus Terrae a Leuca.
Si tratta di un trekking itinerante composto da più
tappe, con pernottamenti previsti presso strutture
locali, in particolare complessi agrituristici, che
consente, a chi lo percorre, di conoscere meglio questo
angolo d'Italia attraverso la peculiare caratteristica
morfologica della zona: Le Serre.
Il
territorio in questione è caratterizzato, infatti,
da rilievi e nelle vicinanze di Leuca queste lunghe
collinette, che comunque non superano i 200 mt di
quota, risultano così vicine tra di loro da
dare alla zona il nome di "Murge salentine".
Fare un'escursione nel Capo di Leuca, come viene oggi
denominata dai locali, questa estrema regione, equivale
innanzitutto a fare un viaggio nella storia. Qui si
possono ancora rintracciare innumerevoli testimonianze
di un passato ricco di avvenimenti che hanno inciso
profondamente sulla vita e nella cultura della gente
locale. Antiche città messapiche, cripte e
chiese bizantine, castelli medioevali, torri costiere
e masserie fortificate, sontuosi ed austeri palazzi
rinascimentali: questo ed altro è il Salento,
costellato da numerosi paesi che conservano ancora
intatto il proprio centro storico.
Eccezionali
pagine di storia perfettamente e mirabilmente incastonate
in un ambiente naturale, caratterizzato dalla macchia
mediterranea, la quale fortunatamente ha saputo reggere,
in alcuni tratti, all'eccessivo sfruttamento. Speleo
Trekking Salento propone di affrontare questo fantastico
viaggio a ritroso nel tempo, ripercorrendo il pellegrinaggio
sino al Santuario della Madonna di Finibus Terrae.
E' tradizione, infatti, che a Leuca ci si debba recare
almeno una volta nella vita per aspirare al Paradiso;
quale modo migliore per farlo se non a piedi, ripercorrendo
gli itinerari utilizzati in passato ? Itinerario Leucadense
conosciuto già in epoca precristiana il Capo
Iapigio - come veniva denominato a quel tempo - divenne
ancor più noto, nel momento in cui, secondo
la tradizione, l'apostolo Pietro sbarcò a Leuca
e fondò la prima comunità cristiana
in Italia. Da allora, il santuario che fu edificato
in questo luogo prediletto, divenne meta di pellegrinaggio
da parte di fedeli provenienti da ogni parte d'Europa:
papi, Santi, feudatari, cavalieri crociati, personaggi
famosi hanno qui sostato e reso omaggio alla Madonna
di Leuca. Ricostruire i tracciati delle principali
vie di comunicazione che nel medioevo attraversavano
il Salento, è impresa abbastanza ardua data
la scarsità di documenti. Probabilmente le
arterie principali, di origine romana, ricalcavano
le precedenti strade messapiche che dovevano consistere
principalmente in mulattiere. Di esse, modificatesi
nel corso dei secoli, ne rimangono tuttora poche tracce
individuabili in alcune aree del Basso Salento. Qui,
lungo la dorsale centrale delle Serre che dai dintorni
di Supersano convergono verso il promontorio di Leuca,
si intercetta un asse viario insolito; contrariamente
ad ogni regola, corre a breve distanza dai centri
abitati senza mai toccarli. Non solo.
Nascosto
nella boscaglia e dominante le vallate vicine, era
sicuramente pieno di asperità e poco agevole
e, tuttavia, veniva percorso dai pellegrini diretti
al Santuario di S. Maria de Finibus Terrae perché
più sicuro da possibili assalti predatori.
Questa via penitenziale, in alcuni tratti ancora individuabile,
dopo aver costeggiato i centri di Supersano e Ruffano
passava quindi nei dintorni di Cardigliano, proseguiva
per la chiesetta monastero di S.Angelo, la Serra dei
Peccatori, la Serra del Cianci, toccava la Madonna
della Scala in feudo di Alessano per puntare a Leuca
dopo aver attraversato diversi centri del Basso Salento.
L'arteria principale, che evitava le vallate, collegava
numerose cripte santuari cappelle votive, edifici
di culto in genere disseminati lungo le Serre. Essa,
comunque, aveva numerose diramazioni consistenti principalmente
in mulattiere secondarie che conducevano verso abbazie
o chiese, le quali costituivano per il viandante luoghi
di refrigerio per il corpo e per lo spirito.
La cripta
della Madonna Del Passo e La chiesa di S.Eufemia a
Specchia, S.Maria della Grotta tra Specchia e Presicce,
la non più esistente S.Maria del Mito a Tricase
nel cui feudo però è ancora rintracciabile
la Cripta del Gonfalone precisamente nella piccola
frazione di S.Eufemia, ed ancora la cripta di S.Apollonia
a San Dana e numerose altre più o meno individuabili
in tutta questa parte del Capo di Leuca, ne costituiscono
alcuni esempi. Fu quindi naturale, ed oltretutto necessario,
che in alcuni di questi punti strategici del tragitto
venissero create delle stazioni di sosta per i pellegrini,
nelle quali poter trovare, secondo le necessità
del tempo, ristoro e riposo. In cambio di tali servizi,
i fedeli dovevano solo versare delle offerte alla
Madonna come nel caso del santuario della "Leuca
piccola " a Barbarano. I pellegrini, qui provenienti
dai numerosi centri della Terra d'Otranto, si raccoglievano
presso quest'ultima chiesetta per recarsi tutti insieme,
in processione, sino al più famoso Santuario
della Madonna di Leuca. Per comprendere bene la nascita
e lo sviluppo di questa importante arteria, divenuta
nel tempo l'asse viario principale per i collegamenti
con il Capo di Leuca, bisogna risalire alle vicende
storiche passate. Scrittori locali quali il Tasselli,
il Marciano, l'Arditi ed infine il Sigliuzzo, ci tramandano
che Leuca fu il primo centro di monaci greci provenienti
in maggioranza dalla Cappadocia, i quali si rifugiarono
nel Salento durante le persecuzioni iconoclaste. Al
continuo afflusso di religiosi e civili, provenienti
dal mediterraneo orientale, contribuirono inoltre
le conquiste dei musulmani in Oriente e nel Nord Africa
ma fu soprattutto la politica degli imperatori di
Costantinopoli, i quali incoraggiavano questa immigrazione
per risollevare i possedimenti italiani dopo le guerre
con i saraceni ed i longobardi. Leuca, data la sua
posizione geografica, era il primo porto che si incontrava
giungendo in Italia e ben presto divenne uno scalo
marittimo di grande importanza. Durante la prima fase
della colonizzazione bizantina, i primi a spingersi
verso l'interno furono i monaci eremiti: la loro regola
era di vivere in grotte naturali o in cripte che essi
stessi scavarono faticosamente, adattandole alle loro
necessità, lungo i fianchi delle Serre. Perciò,
un primo rozzo sentiero di collegamento, che si snodava
tra la boscaglia, fu necessario per collegare le varie
cripte. Accanto a queste ultime, in seguito, sorgeranno
le lauree, le chiese e numerosi altri edifici religiosi,
che si consolideranno ulteriormente con la nascita
e lo sviluppo di nuovi casali tra il X e l'XI sec.
In questo periodo sorsero nel Salento grandi abbazie,
le quali diedero un notevole impulso ai commerci ed
ai traffici consolidando ulteriormente la rete di
comunicazione. In tale fermento, Leuca, per tutto
il medioevo ed oltre, si avvia ad essere una sorta
di capitale morale e principalmente religiosa di tutta
la regione del Capo; diviene, perciò, meta
frequente di pellegrinaggi.
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